Devitalizzazione? Meglio terapia canalare

Fino a qualche anno fa in Italia, si parlava di devitalizzazione come metodica di cura dentaria per denti affetti da pulpite (forte mal di denti). Il termine, che oggi risulta sicuramente improprio, si riferiva ad una metodica che prevedeva soprattutto l’eliminazione della polpa dentaria responsabile del dolore. La d. veniva effettuata con l’applicazione sulla polpa di sostanze chimiche principalmente a base di arsenico, il cui scopo era particolarmente indirizzato a eliminare la vitalità della polpa e ad ottenere la “mummificazione” di essa in modo da agire prevalentemente sul sintomo dolore (questa prima fase era molto dolorosa). Poi la polpa veniva asportata più o meno completamente ed i canali otturati con cementi vari.
Negli anni 70 la d. si è evoluta grazie alla tecnica americana della otturazione tridimensionale dei canali. Tale metodica comprende l’utilizzo di una serie di radiografie endorali pre, intra e post operatorie che aiutano ad ottenere una misura abbastanza precisa della lunghezza di detti canali (tale misurazione è stata migliorata negli ultimi anni grazie all’ausilio di strumentazioni elettroniche), fondamentale per rimuovere sia la polpa dentaria, sia per ripulire adeguatamente i canali radicolari successivamente otturati con specifici materiali.

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Terapia canalare: ritrattamento di un incisivo inferiore dolente e leggermente mobile

Altra evoluzione della devitalizzazione è stata l’invenzione degli strumenti di lavoro, fino a diversi anni fa manuali, ora anche meccanici-automatici. Si utilizzano cioè piccoli trapani elettrici, utilissimi perché riducono i tempi di lavoro di una terapia di per sé lunga e noiosa per il paziente, ma…. anche per l’operatore! A volte capita che il dente, seppur devitalizzato può dare dolenzia, causa recidiva. In questo caso il dente potrebbe essere curato ritrattando i suddetti canali. Raramente il sopra descritto “sistema canalare” risulta pressochè impossibile da trattare fin nei suoi piccoli recessi (canalicoli accessori laterali) invisibili radiologicamente. In tali casi si va incontro a perdita del dente se non né è possibile il recuperero con la cosiddetta “chirurgia endodontica” o del periapice (apicecomia con o senza otturazione apicale retrograda).

Dott. Salvatore Ippolito