La guerra del Low Cost dentale arriva anche in Parlamento. La voce di un esperto

Poco tempo fa ho avuto modo di raccogliere un’intervista che poi non è stata pubblicata…

Come molti dentisti neolaureati senza uno studio avviato alle spalle, Lei si è trovato a collaborare in due ambiti diversi: quello di uno studio privato rinomato e quello di un centro “Low cost dentale”, ci racconta?

“Ho 29 anni e ho conseguito la laurea da quasi 5 anni, sono uscito dall’università con poca esperienza pratica, come tutti i miei colleghi. Per mesi ho girato per “rubare” un po’ di mestiere e sono incappato, tra i tanti, nello studio di un dentista rinomato, che inizialmente mi ha introdotto nel mondo dell’odontoiatria per poi prendermi come suo consulente fisso. A differenza di tanti neolaureati posso ritenermi fortunato in quanto in poco tempo ho iniziato anche a guadagnare qualcosina. Ma, lavorando lì per pochi giorni, alla ricerca di altro, ho consegnato il mio CV ad un centro “low cost” e convenzionato ASL. In pratica, in un annetto, avevo la mia settimana già abbastanza occupata.”

Modalità contrattuali?

 “Nello studio privato sono un consulente part time ed opero in conservativa, igiene, e nell’ortodonzia (non a livello decisionale).

Nello studio “low cost”, con contratto a tempo determinato e compenso ad ore, ma in realtà il pagamento è in base alle prestazioni. In questo studio sono impiegato nella conservativa, nella parodontologia, nell’endodonzia e nella chirurgia. Qui lavoro 2 giorni a settimana, gli orari a volte risultano un po’ proibitivi, dalle 8,30 alle 13,30 e poi dalle 14,30 alle 18,30. A volte mi capita di sostituire qualche collega e quindi di lavorare qualche ora in più durante la settimana.

Come viene organizzato il lavoro nello studio privato e in questo centro?

“Nello studio privato la mia unica preoccupazione è lavorare bene, ho a disposizione 1 ora o 30 minuti a paziente (a seconda del lavoro programmato) e non mi devo preoccupare di prendere gli appuntamenti perché c’è una segretaria che lo fa per me. I pazienti a volte sono un po’ titubanti nell’essere curati da un consulente, per di più giovane, ma quasi sempre si ricredono. Ovviamente sono sotto la supervisione del mio titolare che verifica, praticamente sempre, il mio operato. Qualunque difficoltà dovessi incontrare lui è sempre disponibile ad aiutarmi. Ho a disposizione strumenti di prima qualità e non c’è mai nulla che manca all’appello.

Nello studio “low cost” è difficile gestire l’agenda, viene utilizzata sia da noi che dagli assistenti, a volte ci si trova a gestire 2 pazienti in un quarto d’ora, prime visite fatte in 5 minuti e inserimenti vari, quindi inevitabilmente si accumulano ritardi, a meno che non si sottraggano minuti alla terapia del paziente, lavorando in maniera veloce e non sempre precisa. Abbiamo 2 assistenti che lavorano su 5 postazioni e quindi a volte capita di doversi anche autoassistersi (aspirare) durante un’estrazione. Utilizziamo strumenti di buona qualità, a volte vengono fatti ordini un po’ più economici e manca qualcosina nei cassetti ma tutto sommato non ci si può lamentare, ovviamente la differenza si sente rispetto all’altro studio. Ci sono problemi nel prendersi giorni di ferie, bisogna comunicarlo con molto anticipo e spesso vengono concessi solo se si trova sostituzione, non è accettato lasciare una poltrona non coperta.”

Questa organizzazione influisce nel rapporto coi pazienti?

“I pazienti dello studio privato sono contenti del servizio fornito, a volte si lamentano dei tempi d’attesa un po’ lunghi ma questo viene ripagato dall’attenzione e meticolosità messa nel lavoro. I pazienti avvertono di essere  “coccolati”.

I pazienti del centro “low cost” sono spesso di altro livello sociale,  molto spesso sono contenti dell’operato anche se viene loro dedicato meno tempo. Ovviamente io cerco di essere quanto più disponibile nei loro confronti e di lavorare il meglio possibile con gli strumenti messi a disposizione. Nonostante la maggior parte dei pazienti venga fornita di ticket e quindi paghi pochissimo (per gli esenti il costo è nullo), con la possibilità di avere sino ad 8 prestazioni, mancano agli appuntamenti causando non pochi problemi alle terapie in corso e alla gestione stessa del lavoro.”

Ci sono differenze nella gestione del “lavoro extra-clinico”, ad es.  sterilizzazione o tenuta del luogo di lavoro?

“Nello studio privato tutti i componenti della poltrona vengono disinfettati, manipoli  e frese cambiati ad ogni paziente e sterilizzati, utilizzati componenti monouso. Prima della sterilizzazione specchietti, specilli e pinzette vengono puliti ad ultrasuoni e poi sterilizzati in autoclave. Posso dire che io stesso sono paziente di questo studio e a livello di igiene sono più che tranquillo.

Nel centro LC tutti i componenti della poltrona vengono disinfettati. Non ho mai avuto però sufficienti ed esaurienti spiegazioni circa disinfezione e sterilizzazione dei manipoli. Turbine e micromotori sono strumenti molto costosi e per effettuare cicli completi di pulizia e sterilizzazione tra un paziente e l’altro bisognerebbe averne un adeguato stoccaggio, mezzi di sterilizzazione veloci ed efficienti, personale ausiliario adeguato per numero e competenze. Tutto ciò condurrebbe ad un notevole  aumento dei costi… Spesso penso che non mi farei mai curare in questo posto. Ma continuo a fare del mio meglio perché sicuramente queste persone (i pazienti) non avrebbero nessun altro modo di avere cure spesso indispensabili per continuare ad avere una vita decente (si pensi ad un mal di denti).

Dal punto di vista economico, quali dei due la gratifica di più?

“Sicuramente il guadagno è maggiore nello studio privato, qui vengo pagato il 28% sul totale della prestazione pagata dal paziente. Vengo retribuito alla fine di ogni giornata, anche se la prestazione da me effettuata non viene saldata subito dal paziente,  fatturo al raggiungimento di una certa quota. Torno a casa molto meno stanco, fisicamente e mentalmente, rispetto al centro “low cost”.

Al centro LC, al momento del colloquio, mi fu detto che il compenso sarebbe stato del 25% rispetto al guadagno totale di ogni prestazione da me effettuata e successivamente abbassata al 20% per “inspiegabili” ragioni. Vengo pagato più o meno ogni 3 mesi e si arriva anche a 8 mesi di stipendio arretrato, il titolare dice che l’ASL ha 8 mesi di ritardo nei pagamenti. Non mi sento per nulla protetto a livello legale e il contratto è solo uno specchio per le allodole. Mi vengono versati contributi ma, ad esempio, per mesi il bonus di 80 euro (Renzi) in busta paga non c’è stato. Molte volte si effettuano  prestazioni gratuite. In verità talvolta questo capita anche nello studio privato, ma dei costi se ne fa carico il titolare.

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Come, l’hanno formata queste due esperienze?

Lavorare in studi rinomati, con colleghi esperti, ti fa capire come si lavora veramente, come va gestito lo studio ed il paziente. Ma forse perché con “il boss” ho un rapporto abbastanza amichevole. E poi ci sono materiali e strumentario che un centro LC o uno studietto non potranno mai darti, hai delle assistenti che ti aiutano per qualunque cosa e la possibilità di lavorare con calma e tranquillità. La gratificazione economica valorizza il tuo lavoro. Il lato negativo, se proprio lo si vuole trovare, è che non si riesce ad entrare in simbiosi col paziente, sia perché i pazienti sono molti, sia perché non sei colui che ha stabilito la linea terapeutica.

L’esperienza LC è da fare per pochi anni, stressante e poco redditizia, un tirocinio. Aiuta nell’interfacciarsi sotto ogni aspetto con vari tipi di pazienti. Il paziente è completamente gestito dall’operatore, dalla programmazione delle terapie fino alla loro esecuzione, per chi non ha uno studio proprio è molto utile questo tipo di crescita. Essendo il LC un poliambulatorio c’è uno scambio professionale con gli altri operatori, ci si aiuta, si chiedono consigli, nascono amicizie che vanno al di là del lavoro. Ovviamente è sgradevole lo sfruttamento economico che si subisce; otturazioni, e a volte estrazioni, pagate a noi meno di 5 euro, pagamenti con ritardi abissali, e alcuni atteggiamenti del datore di lavoro che vanno quasi nel “mobbing”.

Consiglierebbe ad un giovane collega di lavorare per un centro “low cost”?

“Non mi sento di dire ad un mio collega che lavorare per un centro low cost sia una cosa sbagliata da fare. Lì ho imparato molto. Quello che posso consigliare è di non prendere quel modo di lavorare come esempio assoluto. Uno studio privato, con un buon “maestro”, ti aiuta a capire i tuoi gli errori, a migliorare la tua esperienza, portando la tua formazione su un livello più alto. Certo è triste rendersi conto che quando si esce dall’ università con la licenza di …Oops  pardon, con la Laurea, si è praticamente impantanati in un difficoltoso punto di partenza. Cioè a zero!  

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