Bruxismo: perché serriamo i denti e come proteggerli
Un’ardua sfida per l’odontoiatra è curare un paziente che “bruxa”, cioè che serra e sfrega i denti più o meno involontariamente. Ancora più faticoso è far durare negli anni i lavori fatti nella sua bocca.
Altrettanto difficile è rendere consapevole il paziente del suo problema e fargli accettare una placca di protezione, il cosiddetto bite notturno, unitamente a un regime di autocontrollo diurno.
Ormai capita sempre più spesso di assistere a fratture verticali od oblique di premolari o molari, “apparentemente spontanee”, in pazienti forti serratori. Durante il periodo più critico del Covid-19, l’incidenza di questi fenomeni si è moltiplicata a dismisura.
Tali fratture possono comportare il distacco più o meno completo di uno dei due monconi dell’elemento rotto oppure una lesione dell’elemento dentario, talvolta microscopica e difficilmente obiettivabile. Sono dolorosissime e la diagnosi differenziale rispetto a una pulpite da carie può risultare alquanto difficile. Il più delle volte, in questi casi, l’elemento dentario è destinato all’estrazione.
Il bruxismo non è definito come una vera patologia, ma come una parafunzione: un disturbo che può causare danni ai denti, dolori muscolari e articolari, e provocare patologie sia all’apparato stomatognatico sia a quello muscolo-articolare.
Questo accade soprattutto quando la forza esercitata dai muscoli che chiudono la bocca e tengono i denti serrati è elevata, prolungata e associata a micromovimenti di sfregamento dei denti inferiori contro quelli superiori.
Bruxismo diurno e notturno: quando diventa pericoloso?
Tutti serrano o sfregano lievemente i denti, chi più, chi meno. Se lieve, si tratta di un’attività che fa parte dei naturali processi neurologici semivolontari, avviene perlopiù di giorno e può essere abbastanza controllabile.
Solo se vengono superati certi limiti, bruxare può diventare un fattore di rischio o un segnale di allarme per la salute. Il paziente può lamentare sintomi o disturbi odontoiatrici o a carico di altri distretti del corpo, tra i quali il più comune è il mal di testa.
Spesso il bruxismo è così importante che, per il rumore notturno dei contatti e degli sfregamenti interdentali, il partner si accorge per primo del problema durante il sonno.
Il paziente “bruxista” serra e digrigna i denti in maniera inconsapevole, per cui spesso è del tutto ignaro di questa problematica. Può esserne reso cosciente dall’odontoiatra durante un controllo di routine oppure in seguito a:
- Aumento della sensibilità di uno o più denti.
- Dolori nella zona oro-facciale.
- Dolori nel distretto testa-collo.
Come si riconosce il bruxismo?
L’odontoiatra ispezionerà la salute dei denti, verificandone l’usura, le eventuali lesioni e la sensibilità dei muscoli della mascella.
Possono essere utili ulteriori esami complementari, quali:
- Radiografia panoramica delle arcate dentarie.
- Indagini su altre funzioni dello splancnocranio, come la respirazione.
- Polisonnografia, un esame specialistico eseguito da neurologi o pneumologi esperti di medicina e igiene del sonno, per verificare l’andamento del riposo notturno.
Quali sono le cause del bruxismo?
È difficile indicare la causa, o una sola causa, del bruxismo. Diversi studi scientifici hanno individuato numerosi fattori che possono concorrere a provocare il disturbo, tra cui:
- Ansia e stress.
- Problemi emotivi e psicologici.
- Disturbi del sonno.
- Alcuni particolari disallineamenti delle arcate dentarie, talvolta complesse malocclusioni.
- Risposte muscolari a malattie neurologiche.
Quando i bambini digrignano i denti, ciò potrebbe essere una reazione al dolore di un’otite o di un dente sintomatico, oppure ai fastidi legati ai denti prossimi alla permuta. In assenza di queste particolarità, frequenti in età pediatrica, ci può essere una simmetria diagnostica con gli adulti.
Cause psicologiche
La maggior parte delle volte si digrignano i denti come effetto della somatizzazione dello stress, non elaborato o scaricato in altro modo, per esempio attraverso lo sport o la meditazione.
In questi casi, al bruxismo si accompagnano tensioni muscolo-scheletriche mandibolari, che possono causare contratture da stress e cefalea tensiva per infiammazione del tratto cervicale della colonna, o cervicalgia.
Il bruxismo può essere anche sintomo di disturbi psicologici e patologie psichiatriche quali ansia, aggressività repressa e ADHD.
L’ADHD, o disturbo da deficit di attenzione e iperattività, è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta in età infantile e può persistere nell’età adulta. Si caratterizza principalmente per disattenzione, iperattività e impulsività.
In questi casi, il bruxismo è forte e si evidenzia anche con rumori notturni.
Cause fisiopatologiche legate alla cattiva respirazione
In questo caso serve indagare la presenza di apnee notturne, sia nell’adulto sia nel bambino.
Se confermate dalla visita pneumologica, potrebbero essere accompagnate da fenomeni di bruxismo, mai importanti. In questi casi, i rumori notturni sono presenti a tratti.
Cause odontoiatriche
Il legame di causa-effetto tra malocclusioni e bruxismo un tempo era molto enfatizzato. Oggi le evidenze scientifiche indicano come infrequenti le malocclusioni e i disallineamenti dentari quali cause di bruxismo: talvolta possono incidere come concause.
Il rumore notturno, in questi casi, è assente o lieve.
Altre possibili concause
Il fumo, l’abuso di alcolici e caffeina e il consumo di droghe possono determinare o aumentare il fenomeno e vanno quindi annoverati tra le concause.
Si può eliminare il bruxismo?
Le strategie di prevenzione del bruxismo includono metodi per la riduzione dei fattori causali, una volta individuati.
Tra questi rientrano la diminuzione e il controllo dello stress, soprattutto serale e notturno. Alcune abitudini possono essere utili:
- Prima di dormire, ascoltare musica, leggere o guardare film rilassanti.
- Fare un bagno caldo.
- Praticare attività fisica moderata e regolare.
- Evitare alcolici e il consumo di caffè e tè dopo cena.
Il trattamento del bruxismo è finalizzato a proteggere i denti e migliorare la qualità della vita e del riposo, che può avere conseguenze sulla salute cardiovascolare e neurologica.
Il ruolo del bite notturno
In particolare, è utile, se non indispensabile, intervenire con l’uso di un bite, un dispositivo da indossare durante la notte per proteggere i denti dallo sfregamento che li danneggia.
Questi dispositivi, chiamati anche bite-guard, placche gnatologiche od ortotiche, vengono applicati a una delle due arcate dentarie.
Oltre a proteggere le superfici dei denti dall’usura, spesso agiscono inibendo parte dei riflessi che scatenano il disturbo. Questo vale in particolare per le placche composte da resine rigide, ben adattate e stabili tra le arcate dentarie.
Gli altri trattamenti
Oltre alle strategie descritte per alleviare lo stress, possono essere necessari altri interventi:
- Biofeedback, per aiutare a controllare la tensione muscolare.
- Psicoterapia, per contrastare i problemi emotivi alla base del disturbo.
- Terapie farmacologiche, nei casi più gravi, come miorilassanti per ridurre la tensione muscolare oppure antidepressivi o ansiolitici nei casi legati a stress o disturbi psicologici, da valutare con lo specialista.
Diagnosi precoce e approccio personalizzato
Spesso non bastano solo consigli per non bruxare più. Se si evidenziano i disturbi o i segni descritti, è indispensabile consultare un medico odontoiatra o uno specialista in ortognatodonzia.
Può essere necessario anche il supporto di uno psicoterapeuta, per affrontare e trattare le cause psicologiche che portano il paziente a un eccessivo accumulo di stress, nell’ambito di un percorso volto a prevenire e curare i danni all’apparato stomatognatico.
Se i danni alla bocca, in particolare ai denti, si sono già verificati, occorre innanzitutto ripristinare al meglio l’integrità dell’apparato masticatorio.
Diagnosi precoce e approcci personalizzati sono fondamentali per prevenire danni irreversibili ai denti e migliorare la qualità della vita.

